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Blog di Tommaso Svaldi

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Caldaia Ariston Errore 108 – Come Risolvere il Problema​

Indice

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  • Che cosa significa l’errore 108 nelle caldaie Ariston
  • Perché la pressione scende: panorama delle cause più comuni
  • Sicurezza e buon senso davanti al codice 108
  • Come leggere e interpretare il manometro dell’impianto
  • Il reintegro dell’acqua di impianto fatto con attenzione
  • Aria nell’impianto e sfiati: il circolo virtuoso tra acqua e radiatori
  • Microperdite e consumi anomali d’acqua: indizi e conferme
  • Il vaso di espansione e il suo ruolo nel mantenere la pressione
  • Sensori, sonde e falsi allarmi: quando il 108 non è una reale bassa pressione
  • Interazioni tra acqua calda sanitaria e circuito di riscaldamento
  • Reset, ripartenze e interpretazione dei comportamenti successivi
  • Manutenzione preventiva e buone abitudini che allontanano il 108
  • Che cosa farà un tecnico qualificato davanti a un 108 ricorrente
  • Quando fermarsi e chiedere assistenza senza indugio
  • Conclusioni

Quando sullo schermo di una caldaia Ariston compare la dicitura “errore 108”, l’impianto entra in protezione e si ferma. In casa la conseguenza è immediata: radiatori freddi, acqua calda sanitaria che scompare o diventa incostante, sensazione di urgenza soprattutto nelle giornate più rigide. Dietro quel numero c’è un’informazione precisa, perché i codici di errore delle caldaie moderne non sono semplici allarmi generici ma messaggi che indirizzano verso un’area tecnica ben definita. Affrontare il 108 con metodo, distinguendo ciò che è ragionevole controllare in autonomia da ciò che richiede un tecnico qualificato, permette spesso di ridurre i tempi di ripristino e di evitare gesti impulsivi che potrebbero peggiorare la situazione. In questa guida troverai una lettura chiara del significato del codice, delle cause tipiche e delle buone pratiche di sicurezza e manutenzione, con un’attenzione particolare a come prevenire il ritorno del problema nelle settimane successive.

Che cosa significa l’errore 108 nelle caldaie Ariston

L’errore 108 nelle caldaie Ariston è collegato alla pressione dell’impianto di riscaldamento al di sotto della soglia minima consentita. La scheda elettronica monitora costantemente il valore rilevato da un sensore di pressione o da un pressostato e, se riscontra un dato troppo basso, blocca l’avvio del bruciatore per proteggere scambiatore di calore e circolatore. In altre parole, la macchina ha “capito” che nel circuito dei radiatori circola poca acqua o che l’acqua presente non esercita una pressione sufficiente a garantire un flusso corretto. Questa logica di protezione evita che la caldaia lavori a secco o in condizioni che favorirebbero cavitazione, surriscaldamenti localizzati e danni agli organi interni. È per questo che l’errore 108 va preso sul serio ma senza allarmismi: spesso indica una condizione facilmente ristabilibile, purché si comprenda se la bassa pressione è episodica o spia di un difetto strutturale.

Perché la pressione scende: panorama delle cause più comuni

La pressione dell’impianto non è un numero fisso ma un equilibrio che risente di molti fattori. Una causa frequente è la presenza di aria nei radiatori, accumulatasi dopo lavori o per via di piccoli ingressi nel tempo; l’aria occupa volume e riduce la colonna d’acqua disponibile, facendo scendere il valore al manometro. Un’altra causa classica è una microperdita in un raccordo, in una valvola o in un corpo scaldante, talmente lenta da non lasciare tracce evidenti ma sufficiente, nell’arco di giorni o settimane, a portare l’impianto sotto soglia. Un vaso di espansione scarico o mal tarato gioca un ruolo importante, perché la sua membrana, se priva della corretta pre-carica, non smorza più le variazioni di pressione e costringe il circuito a oscillazioni che a freddo si traducono in valori bassi. Anche il rubinetto di carico che non chiude perfettamente può creare anomalie, perché talvolta lascia entrare o uscire acqua in modo non controllato a seconda delle condizioni della rete idrica domestica. Infine il sensore di pressione stesso, se sporco o degradato, può misurare in modo errato e indurre il blocco pur in presenza di un impianto in ordine.

Sicurezza e buon senso davanti al codice 108

Prima di ogni intervento conviene ricordare che la caldaia è un apparecchio a gas con parti in pressione e componenti elettrici. Davanti al 108 non bisogna aprire carter, smontare tubazioni o toccare dispositivi di sicurezza. È invece pienamente ragionevole spegnere l’apparecchio dal comando, attendere qualche minuto e riaccenderlo per verificare se l’allarme era dovuto a una fluttuazione momentanea di lettura. È altrettanto sensato guardare il manometro di impianto quando l’acqua è a freddo e annotare il valore letto, perché quel numero guida le azioni successive. In assenza di acqua sotto i radiatori, gocciolii o altre evidenze, si può pensare a un semplice reintegro, ma sempre con misura e attenzione. Se l’impianto è appena stato oggetto di lavori, o se il pavimento radiante e i collettori non sono stati spurgati, il consiglio prudente è coinvolgere chi ha operato, perché riportare pressione senza togliere l’aria rischia di creare colpi d’ariete e squilibri di circolazione.

Come leggere e interpretare il manometro dell’impianto

Il manometro, digitale o analogico a lancetta, è la bussola del riscaldamento. A caldaia spenta e circuito freddo, la pressione tipica desiderata rientra di norma nell’intervallo attorno a 1–1,5 bar, con variazioni legate all’altezza dell’impianto, al numero dei piani e alle specifiche del costruttore. Se vedi valori vicini allo zero, l’errore 108 trova spiegazione immediata. Se vedi un numero compreso tra 0,5 e 0,8 bar, la caldaia può ancora tentare l’avvio ma la scheda potrebbe bloccarla appena parte la circolazione, quando piccole calate locali vengono rilevate come condizione di rischio. È utile osservare anche come il valore si muove a caldo: se parte da 1,2 bar a freddo e sale a 2 bar durante il funzionamento, il vaso di espansione sta lavorando. Se la salita è eccessiva, fino alla soglia della valvola di sicurezza, oppure se non sale quasi affatto, il vaso potrebbe essere scarico e andrà verificato da un tecnico.

Il reintegro dell’acqua di impianto fatto con attenzione

Quando il manometro indica chiaramente una carenza, la caldaia dispone di un rubinetto di carico che consente di riportare acqua nel circuito. L’operazione, nelle macchine residenziali, è pensata per essere semplice ma non va mai eseguita in modo impulsivo. Si apre lentamente il rubinetto di reintegro seguendo l’indicazione del costruttore, si osserva la lancetta salire o il valore digitale aumentare e si richiude quando si raggiunge la pressione a freddo consigliata. Procedere con gradualità evita sbalzi inutili e riduce il rischio di intrappolare aria. Dopo il reintegro, se in casa ci sono termoarredi o radiatori con valvole di sfogo manuali, ha senso sfiatare dolcemente quelli più alti e lontani dalla caldaia, ma solo se si è pratici e senza esagerare, ricordando che ad ogni spurgo corrisponde una piccola discesa di pressione che andrà compensata. Una volta ripristinato il valore corretto, la caldaia può essere riaccesa per verificare che l’errore rientri. Se l’allarme sparisce ma ritorna a breve distanza di tempo, la perdita di pressione non è episodica e occorre cercarne la causa.

Aria nell’impianto e sfiati: il circolo virtuoso tra acqua e radiatori

L’aria è il nemico silenzioso della pressione stabile. In sistemi datati o dopo riempimenti recenti, bolle e sacche d’aria si accumulano nei punti alti, riducono il rendimento dei corpi scaldanti e fanno scendere la lettura di pressione. Eliminare l’aria con sfiati moderati è utile, ma solo se accompagnato da reintegri misurati e da un controllo finale a freddo. Un impianto ben bilanciato, con valvole automatiche di sfogo nei punti critici o con un separatore d’aria, mantiene più facilmente il valore stabile e riduce la probabilità di rivedere il 108 a ogni avvio della stagione. Se i radiatori suonano vuoti nella parte alta o se producono rumori di scorrimento anomali, l’aria è quasi certamente presente e merita di essere rimossa con metodo, preferibilmente a impianto spento e freddo per evitare vapori e vapore acqueo.

Microperdite e consumi anomali d’acqua: indizi e conferme

Quando il reintegro diventa un gesto frequente, magari una volta alla settimana o più spesso, la bassa pressione ha con ogni probabilità un’origine fisica. Le microperdite non sempre si mostrano con gocce evidenti; a volte lasciano aloni chiari sotto collettori, leggere ossidazioni attorno a ghiere e nippli, piccole macchie sui soffitti sottostanti passaggi di tubi. Un controllo visivo lento e metodico nelle zone più probabili fornisce indizi utili. Anche il gruppo di sicurezza della caldaia, con la sua valvola tarata, può talvolta sfiatare acqua in seguito a sovrapressioni temporanee legate al vaso di espansione scarico, lasciando tracce vicino allo scarico condensa. In assenza di riscontri evidenti, non va escluso il circuito di pavimento radiante, dove perdite infinitesimali possono disperdersi in massetto senza tracce superficiali; in simili casi prove di tenuta e strumentazioni specifiche sono materia da professionista.

Il vaso di espansione e il suo ruolo nel mantenere la pressione

Il vaso di espansione è una componente spesso trascurata perché lavora in silenzio, ma quando smette di fare il suo mestiere tutta la dinamica della pressione si altera. La membrana interna separa l’acqua da una camera d’aria pre-caricata; se la pre-carica scende, l’acqua non trova più un cuscino che assorba l’aumento di volume a caldo e il circuito vive improvvise salite che spingono la valvola di sicurezza a sfiatare. A impianto freddo la pressione si ritrova così più bassa di prima, fino a portare la caldaia in 108. I segnali tipici sono l’oscillazione ampia tra freddo e caldo e la necessità ricorrente di reintegrare. La verifica e il ripristino della pre-carica si fanno a impianto privo d’acqua e con strumenti adeguati, quindi sono interventi da affidare a un tecnico, ma sapere che il vaso è un attore centrale aiuta a leggere correttamente i sintomi.

Sensori, sonde e falsi allarmi: quando il 108 non è una reale bassa pressione

In una minoranza di casi la pressione è corretta ma il sistema la interpreta male. Un sensore sporco, un connettore ossidato o un cablaggio che fa falso contatto possono generare letture ballerine. L’apparecchio, vedendo scendere improvvisamente il valore, si protegge e segnala 108 pur con il manometro che racconta altro. Se il display indica un numero incoerente con quello della lancetta meccanica, o se le letture digitali oscillano a caldaia ferma, la pista elettronica diventa plausibile. Pulizia dei contatti, sostituzione della sonda o taratura sono attività semplici per un centro assistenza e restituiscono stabilità al controllo. È un caso in cui il fai-da-te improvvisato con spray generici o strette casuali dei connettori rischia di peggiorare la situazione, perciò è più saggio richiedere una verifica.

Interazioni tra acqua calda sanitaria e circuito di riscaldamento

Molti proprietari notano che l’errore 108 si manifesta più spesso quando l’impianto di riscaldamento è in funzione, mentre in estate, con sola produzione di acqua calda sanitaria, la caldaia sembra non avere problemi. La spiegazione è semplice: la protezione riguarda il circuito chiuso dei radiatori, non il secondario sanitario che lavora su rete idrica. In inverno, con il circolatore che spinge, eventuali mancanze di pressione emergono subito e innescano il blocco. Se il problema compare solo con i radiatori attivi, la diagnosi si concentra su perdite, aria e vaso di espansione; se compare anche durante un prelievo d’acqua calda, il quadro si complica e merita un controllo più ampio che includa scambiatore a piastre e valvola tre vie, perché certe calate di pressione possono essere innescate da passaggi indesiderati tra i circuiti.

Reset, ripartenze e interpretazione dei comportamenti successivi

Dopo aver riportato la pressione nel range corretto, un singolo reset consente alla caldaia di tornare in servizio. Se l’impianto parte, scalda in modo uniforme e nelle ore successive il valore si mantiene stabile, l’episodio era probabilmente legato ad aria residua o a una trascurabile perdita temporanea. Se invece la pressione cala nell’arco della giornata o ogni mattina ritrovi il manometro sotto la soglia, il problema è strutturale e non va mascherato con reintegri continui. È utile annotare valori e orari, perché la regolarità del fenomeno orienta la diagnosi: cali notturni a impianto freddo fanno pensare a microperdite, salite eccessive a caldo con scarico della valvola di sicurezza rimandano al vaso di espansione, oscillazioni senza coerenza rimandano al sensore.

Manutenzione preventiva e buone abitudini che allontanano il 108

Una manutenzione annuale fatta bene è la migliore difesa contro i blocchi per bassa pressione. Il controllo dell’integrità dei raccordi, la verifica della tenuta del circuito, la pulizia dei filtri sul ritorno e l’ispezione del sifone condensa riducono le cause indirette che, col tempo, favoriscono cali di pressione e falsi allarmi. Tenere l’impianto pulito da fanghi e particolato, con un trattamento chimico compatibile e magari con un defangatore magnetico, preserva circolazione e componenti e limita fenomeni di cavitazione che, seppur non direttamente responsabili del 108, contribuiscono a instabilità operative. Anche abitudini semplici, come non lasciare l’impianto completamente scarico per lunghi periodi e riavviare la caldaia per brevi cicli in mezza stagione, aiutano a mantenere elastiche guarnizioni e valvole riducendo le probabilità di ingressi d’aria.

Che cosa farà un tecnico qualificato davanti a un 108 ricorrente

Un professionista seguirà una sequenza logica che parte dalla misura reale della pressione e dalla coerenza tra manometro e sensore. Verificherà la pre-carica del vaso di espansione a impianto scarico, controllerà l’assenza di perdite visibili e lo stato dei punti critici come collettori, valvole di sfogo e giunzioni. Ispezionerà il gruppo di sicurezza, assicurandosi che la valvola non abbia segni di sfiato ripetuto, e misurerà il delta di pressione tra freddo e caldo durante una prova di funzionamento. Se necessario, effettuerà una prova di tenuta con strumenti dedicati per escludere perdite impercettibili. Infine valuterà il sensore di pressione e il suo cablaggio, sostituendolo se instabile. Questo percorso evita sostituzioni a tentativi e porta più rapidamente alla causa reale, riducendo i ritorni del problema.

Quando fermarsi e chiedere assistenza senza indugio

Ci sono condizioni in cui è prudente smettere di intervenire in autonomia. Se la pressione scende a zero in poche ore o addirittura in pochi minuti, se noti gocce, aloni o umidità in prossimità della caldaia o dei collettori, se la valvola di sicurezza scarica spesso e il pavimento sotto lo scarico condensa è bagnato, se il manometro digitale e quello analogico raccontano storie divergenti o se il rubinetto di carico sembra non rispondere con precisione, è il momento di chiamare l’assistenza. Insistere con reintegri frequenti senza capire perché il valore non tiene non fa che introdurre nuova acqua ricca di sali e ossigeno, accelerando corrosioni e depositi e peggiorando il quadro nel medio periodo.

Conclusioni

L’errore 108 sulle caldaie Ariston non è un enigma indecifrabile, ma il modo in cui l’apparecchio comunica che la pressione del circuito di riscaldamento è scesa sotto il limite di sicurezza. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, la causa è individuabile e risolvibile con controlli ragionati e con una manutenzione corretta. Capire il significato del codice, leggere il manometro a freddo, ripristinare la pressione con calma, sfiatare dove serve e osservare il comportamento nelle ore successive sono passi semplici che riportano spesso la situazione alla normalità. Quando la bassa pressione diventa una compagnia ricorrente, il focus va spostato su vaso di espansione, microperdite e sensore di pressione, affidando la verifica a un tecnico per evitare diagnosi improvvisate e riparazioni inefficaci. In prospettiva, un impianto equilibrato, con aria tenuta sotto controllo, componenti in efficienza e piccoli accorgimenti stagionali, rende improbabile rivedere il 108 proprio quando serve calore e comfort. Sapere cosa indica quel numero sul display è già metà della soluzione, perché trasforma un allarme generico in un percorso chiaro di azioni sicure e risolutive.

Tommaso Svaldi

Tommaso Svaldi è un esperto di casa e giardino che gestisce un blog online dove pubblica guide dettagliate su vari argomenti. Le guide di Tommaso sono apprezzate dai suoi lettori per la loro semplicità, chiarezza e precisione. Ogni guida fornisce informazioni dettagliate, passo dopo passo, per aiutare i lettori a completare progetti di costruzione o di manutenzione in modo efficace ed efficiente.

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